Senza Barrè by Vintage Violence – ALLternative.it
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Come suonano dei pezzi punk riarrangiati in acustico? Dipende. Se a farlo è la band che è stata definita “l’apoteosi del punk-rock italiano contemporaneo” (Viva Mag, 2014) è un disco da ascoltare, un concerto da andare a vedere, ma soprattutto uno spartito da eseguire, perché ad ogni copia del primo disco acustico dei Vintage Violence – come le fanzine punk che nel ’76 allegavano alla rivista due corde di basso titolando “now start your own band” – ci sarà in allegato un plettro e un libricino con i testi e gli accordi di tutte le loro canzoni. Rigorosamente senza barrè.
Line Up
Nicolò Caldirola – voce
Rocco Arienti – chitarra 12 corde, cori
Ivan Giudiceandrea – chitarra elettrica

Senza Barrè (Piccoli Intrattenimenti Acustici)

Vintage Violence

Senza Barrè

[March 03, 2018]

Genere:
Punk Rock, Cantautorato

Base:
Lecco, Italy

Label / Booking / Press:
Maninalto! Records / Costello’s

 

 

buy / STREAMING

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Credits:
Musica e testo di Rocco Arienti
Arrangiato da Vintage Violence
Produzione artistica di Rocco Arienti
Registrato da Lorenzo Monti al R.E.N.T. Home Studio di Abbadia Lariana (LC)
Mixato da Lorenzo Monti e Rocco Arienti
Masterizzato da Lorenzo Monti

 review

Ho conosciuto i Vintage Violence nel 2004, e in questi 14 anni non abbiamo mai smesso di incrociarci, sostenerci, sceglierci di nuovo e, soprattutto, abbracciarci. Questa che segue è quindi una “non-recensione”, in quanto colma di tutta la parzialità e l’affetto sincero di un loro vecchio fan, di un loro caro amico. E in ogni  caso,  in quel 2004 eravamo tutti così arrabbiati e disillusi che ricordo di aver detto chiaramente “finiremo per farci le recensioni da soli”.  Che poi ormai le  recensioni non contano neanche più un cazzo. Soprattutto per un gruppo che non ha certo bisogno di altre parole lusinghiere né di spinte,  vista la lunga strada fatta e la quantità di pubblico che riesce a coinvolgere.

Sono tante le  cose belle e importanti di “Senza Barrè”, il loro quinto disco, il primo in versione acustica. A partire da quel dito medio in copertina, sulla chitarra con cui Rocco ha completamente riarrangiato  9 delle canzoni più significative della band, spogliandole dalla furia di basso e batteria, dalle lame delle distorsioni, per ricondurle a una forma più cruda, intima, e direi più disperata.

Perché io so cosa c’è dietro, intorno, addosso a questo disco. E continuo a immaginarmelo quel “divaricatore da macellaio” citato nel brano d’apertura (“I non frequentanti”) intento ad aprire la carne di questi brani, a scavare nelle ossa del suono e nei muscoli delle parole per far brillare ancora una volta quell’anima. Brillare, come si  fa con gli esplosivi.

E l’anima dei Vintage Violence è un’anima punk che scalpita e colpisce, anche se l’hai cucita a un suono più pulito, a un volume più basso, a una voce più calibrata, a una seconda bellissima chitarra che arpeggia malinconicamente sullo sfondo.

Si alternano così le nuove versioni di “Capiscimi “(son da sempre convinto che sia il loro piccolo grande capolavoro, e ne sono così innamorato che probabilmente l’avrei apprezzata anche se l’avessero proposta in chiave salsa e merengue..) , “Il processo di Benito Mussolini” (premiata nel 2012 dall’ANPI come migliore canzone sul tema della lotta di liberazione e il rilancio dei valori della resistenza) , “Fuori dal partito” (praticamente una profezia), “Neopaganesimo“ (e qui non posso fare a meno di citare uno dei versi più liberatori dell’intero panorama punk rock italiano: “In alto i cuori in basso tutti i marciapiedi del mondo / Nel secondo dove nasce l’imbrunire”), il sentito omaggio pasoliniano (“P.P.P.”), l’amara “Abbronzarsi il culo”. Fino a chiudere con due gioielli: “Senza paura delle rovine”, title track del precedente e fortunato album (2014) e l’inedito “Finale”: un brano incantevole, doloroso, struggente. Che a  me ha ricordato qualcosa dei primissimi Verdena, Verdena che a loro volta a qualcuno hanno  salvato la vita. Perché qui di questo si parla. Di musica capace di salvarti. E forse non è così casuale che sia proprio “I Funerali” la canzone di “Senza Barrè” che amo di più, quella che più ha guadagnato in bellezza ed emotività con il nuovo  arrangiamento. Perché se spogliarsi di tutto porta a scoprirsi e a riscoprirsi,  qui si evoca un’esplosione, un’esplosione salvifica che copra le ferite, le nostre lacrime, i  nostri demoni. “Scegli il tuo polmone preferito / Che c’è un inverno da passare a sigarette e Joy Division / E suonando canzoni per chi muore / Come una bomba fatta esplodere nel sole”

In allegato con il cd c’è un plettro e il canzoniere con testi e accordi. Vedete di impugnare quella vecchia chitarra e di impararvi almeno questo pezzo. Che tanto siamo tutti sopravvissuti a qualcosa e a qualcuno. Poi questo autunno ci ritroviamo, per suonarlo e cantarlo a squarciagola, il lunedì mattina, in tangenziale, nudi, battendoci il petto…

[@ LaGramigna]

links

Vintage Violence

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tour

30.03 – Libero Pensiero (Lecco)
15.04 – Arci Persichello (Cremona)
20.04 – Arci Family (Mandello Del Lario)
28.04 – Haiti Bar (Fiesso Umertiano)
29.04 – Osteria al Castello (Chiuppano)
05.05 – Birrificio Babb (Manerbio)
18.05 – Circolo Ohibò (Milano)
25.05 – Rock’n’Roll (Rho)

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