DEFBIT
release “Medea” out on January 13th 2026
Nati nel 2024, i DEFBIT condensano in un’unica formazione sei percorsi diversi della scena friulana, riunendo esperienza live e sensibilità di scrittura in un linguaggio che chiamano “RITVALCORE”. La cifra stilistica combina metriche serrate e sezioni parlate con breakdown e registri estremi, puntando su testi in italiano e un immaginario legato a simboli, mito e ritualità. Il primo full-length, “Il Culto della Luna Nera”, è stato composto e registrato tra il 2024 e il 2025 e porta la firma produttiva di Fabrizio Gesuato presso il Fiery Water Recording Studio di Alessandria, per un suono massiccio ma leggibile che valorizza dinamiche e impatto. Il percorso di pubblicazione prevede l’uscita di “Medea” il 13 gennaio 2026 e la pubblicazione di un brano al mese fino a completare i 7 capitoli del disco, ogni traccia accompagnata dal proprio videoclip ufficiale per costruire attenzione organica e narrativa sul progetto. Il 18 Agosto 2026 uscirà la raccolta di queste canzoni nell’album “Il Culto della Luna Nera” in versione fisica e digitale su tutti i principali servizi di streaming, consolidando il lavoro di sei mesi di uscite progressive. La band debutterà dal vivo venerdì 20 marzo 2026 a Udine, iniziando il proprio percorso live.

“Medea”
DEFBIT
[January 13th 2026]
Genre: Ritvalcore / Metal core
Base: Udine, Italy
Lyric
Ho solcato mari che odorano di pianto
isolotti vuoti e castelli di canto
la tua voce guidava, ora tace
sono l’eco che chiude la tua minaccia
Né redenzione, né fuoco divino
Mi hai insegnato il silenzio dei forti
ora ascolta la voce dei morti
ho seguito l’ombra del tuo pensiero
ma ciò che ho trovato non era vero
non servo più a niente,
ma chiudo il tuo culto.
Ricordi villaggi, le grida nel fango
dicevi, è giusto fa parte del rango
Calavo la lama, la voce, la fede,
mentre tu benedivi coperto di sete
Dicevi chi muore poi sarà salvo,
mentre sentivo il silenzio sul palco
Erano volti, non erano spettri,
erano vivi, erano veri
Li ho visti cadere, li ho visti pregare,
mentre io li spegnevo per non pensare
e tu stavi al sicuro tra pietre d’oro,
mentre io mi sporcavo nel fango e nel coro
Ma prima che cada, la tua testa è per terra,
voglio che tu senta, cos’è questa guerra
Ti ho servito da muto, da cieco, da spada
Ora ascolta ogni voce che torna e mi guarda
Hai letto le scritture, io ho letto le ossa
Dicevi che il male era più a più rotta
Ma ora sono il prezzo, la conseguenza
di chi predica fede e semina violenza
Non voglio la grazia, né la soluzione,
voglio che tu senta ogni esecuzione
Ogni voce che porto è una condanna
e ogni tuo dogma ora mi inganna.
Non c’è Dio nel tuo sguardo spento,
sono muri d’oro e di risentimento
Ogni fede che hai unto si sciolta nel sangue,
e il tuo trono galleggia su onde infrante
Ti ho servito da muto, da cieco, da spada
Ora ascolta ogni voce che torna e mi guarda
Parlo da uomo, non più da soldato
Ho lasciato la lama, ma il peso è intatto
E mentre ti parlo non tremo, sospiro
So che finisce con me o col tuo respiro
Camminavo sull’acqua, cercando silenzio
Ma ogni onda grida ogni mio sentenzio
Ti ho portato la guerra, la veste e il coltello
Ora porto rimorso e un cuore più spento
C’erano bimbi con croci di fango,
dicevi, è giusto, fa parte del branco
Ma io li ricordo, io li sento ancora,
il mare rifiuta la mia dimora
Sono il tuo frutto, la tua creazione,
ma io non ti uccido per vendicazione
Ti uccido per far cessare il rumore,
tu sei l’origine del mio orrore
Siamo qui, nella stanza finale
dove tutto è più freddo, più crudele, più uguale.
Tu che predicavi con voce sicura
io che eseguivo la tua tortura
Non posso salvarti, né voglio farlo
Ma voglio che tu sappi chi ti sta parlando
E quando sarai nel tuo ultimo buio,
ricorda il mio nome, Io fui tuo
Ti ho servito da muto, da cieco, da spada
Ora ascolta ogni voce che torna e mi guarda
E mi guarda
E mi guarda
E mi guarda
E mi guarda
E mi guarda
E mi guarda
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